Un anno fa…. Oggi.


Era il 24 Febbraio 2020. Un anno da quando tutte le palestre, i centri fitness, le piscine e tutto il mondo dello sport veniva chiuso. Un anno di enormi sacrifici, un anno di grandissime difficoltà: personali e imprenditoriali, fisiche e psicologiche. Un anno di silenzi, di evidenti controsensi, con la sensazione di sentirsi ingiustamente accusati e immeritatamente abbandonati. Un anno nel quale chi usciva per fare una corsetta veniva additato come untore, un anno dove, soprattutto in Italia, noi sportivi “minori” ci siamo accorti di contare meno di zero di fronte all’onnipresente e trasversalmente tutelato mondo del calcio. Figli e figliastri. Due pesi e due misure.

 

Un anno dove improvvisamente le file ordinate e le lunghe code al supermercato sono sparite, dove i negozi, a singhiozzo, hanno potuto riaprire, dove i ristoranti e i bar, seppure a capacità ridotta, hanno potuto lavorare…. ma dove le palestre sono state dimenticate, relegate in basso nella catena alimentare, quasi insultate con ristori ridicoli e sproporzionati in confronto con gli altisonanti “proclama” del politico di turno. Un anno nel quale spazi contingentati e controllati sono stati tenuti chiusi ma nel quale la gente (che non si sarebbe dovuta assembrare), alla prima occasione, si è accalcata in centro e in qualunque posto. Un anno e non se ne vede la fine.

 

Un anno a sperare che prima l’ex premier Conte poi il ministro Spadafora, ora il neo premier Draghi si ricordassero di noi, che, su 12 mesi, abbiamo potuto lavorarne 4 (e con in mezzo le tutelatissime vacanze estive) è solo sofferenze per poter resistere ancora un po’. Un anno di sacrifici, di padri e di madri che non percepiscono uno stipendio, di figli che non possono più pagare un mutuo, di spese sostenute che vanno comunque onorate, di cinghie strette, di umori cupi e di teste basse. Un anno ad arrovellarsi il cervello alla ricerca di piani alternativi, per trovare il modo di tenere alto il morale e allenato il corpo, un anno per tenere a galla una barca nella quale qualcuno ha fatto buchi molto più grandi di quelli che avrebbero potuto essere, di quelli che avremmo potuto riparare.

 

Un anno di diritti soppressi (ma solo per alcuni) per la tutela di un bene più grande… che però, evidentemente, non è il bene di tutti. Un anno a resistere, a tenere duro, più duro degli altri… perché noi siamo sportivi e il cervello e lo spirito, molto più che i muscoli, sono le nostre risorse più grandi.

Un anno fa…. Oggi.

E domani?

Apri la chat
1
Posso aiutarti?
Scan the code
Ciao 👋
Posso aiutarti?